Gole di San Martino: un suggestivo passaggio tra le rocce
Gole di San Martino. Le ho raggiunte a fatica ma ne è valsa assolutamente la pena!

Finalmente apro la finestra e vedo un bel cielo nuvoloso, ultimamente ci sono state poche giornate col cielo coperto.

Certo, anche a me generalmente questo fa piacere, tuttavia è da un pò che voglio fare delle foto in un paesaggio di montagna con clima ombroso e cielo plumbeo.

Decido di andare alle Gole di San Martino, ultimamente mi sono appassionato all’Abruzzo e ai suoi paesaggi, soprattuto dopo aver scoperto la suggestiva Rocca Calascio, così continuo la mia scoperta di questo territorio. Preparo la borsa fotografica e mi avvio, il navigatore indica tre ore per giungere a destinazione ma non tiene conto che in autostrada nell’attraversare gli Appennini inizia a nevicare; opto per la prudenza e proseguo a 60 km/orari e soprattutto inizio a chiedermi se il mio desiderio di trovare un bel cielo nuvolo non sia stato eccessivamente preso in considerazione!

Inizio a chiedermi se è il caso di continuare o rientrare a Roma. Decido comunque di proseguire. Per strada le condizioni peggiorano e qualcuno è andato a sbattere a causa del fondo innevato e viscido, ormai sono in direzione, ho superato il punto più alto e penso che qualunque condizione trovo può essere utile per fare delle foto interessanti.

Arrivo con molto ritardo a Fara San Martino in provincia di Chieti ma non importa perché appena parcheggiato la macchina intravedo la spaccatura tra le montagne che indica l’inizio del sentiero per le Gole di San MartinoPrendo lo zaino e mi incammino, arrivo vicino alla spettacolare strettoia che ricorda in piccolo il suggestivo passaggio tra le rocce di Petra.

Gole di San Martino e Abbazia di San Martino in Valle: un po’ di storia

Non cammino molto prima di trovare sulla mia destra l’abbazia di San Martino in Valle, le origini dell’abbazia non sono note: le prime fonti storiche risalgono al 829 che la elencano tra i possedimenti del monastero di Santo Stefano in Lucania di Tornareccio, al quale era stato donato da Pipino il Breve. L’abbandono definitivo del monastero avvenne l’8 settembre 1818 a causa di un’alluvione che la ricoprì di detriti. I primi scavi per il suo recupero avvennero nel 1891, ma solo con quelli del 2009 i resti della struttura sono stati riportati interamente alla luce.

Da qui in avanti il sentiero comincia a salire, il cielo è plumbeo e c’è un sentore di pioggia, continuo e le nuvole cominciano ad incanalarsi nelle Gole di San Martino tra le montagne, mi volto e dalla mia posizione rialzata colgo l’avanzare della nebbiaLa visibilità diminuisce drasticamente e la pioggia è ormai imminente, eppure l’intero scenario assume un aspetto unico, onirico, spuntano dalla nebbia elementi isolati, alberi, tratti di roccia, tratti di cime, il resto è bianco, completamente.

Certamente la possibilità di continuare la mia escursione finisce, ma non quella di scattare foto interessanti, che infatti mi si offrono numerose, mutando in continuazione con lo spostarsi della nebbia.

Come se fosse notte i tempi di scatto si allungano e la sensibilità ISO va alzata, resisto ancora sotto la pioggia finché non sento di aver scattato quello che volevo. Solo a quel punto torno alla macchina.

Per fortuna avevo un cambio per sentirmi di nuovo asciutto.

Mi è piaciuta questa giornata, diversa da come l’avevo immaginata ma forse più interessante.

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